50% capelli viola e 50% verdi, una maschera a coprirle il viso, occhiali da sole e una storia a cui si è dato poco risalto. Ma noi siamo qui.
La ragazza che ha gareggiato alle appena concluse Olimpiadi di Parigi si chiama Raven Saunders, atleta di 165 cm per 110 kg, americana di 28 anni, che ha corso all’oro nella disciplina del lancio del peso.
Peso che però è gravato sulle sue spalle ma non quello dello sport che pratica.
Raven ha infatti una storia di dolore, di baratri e di risalite, degne di essere raccontate e lette.
La giovane nasce nel 1996 a Charleston, nella Carolina del Sud e debutta ai Giochi Olimpici di Rio 2016 ottenendo un quinto posto. Si trasferisce successivamente in Mississipi per immatricolarsi alla “Ole Miss University” di Oxford.
Da qui la caduta.
La Saunders inizia a patire i primi infortuni, gli allenamenti che devono portare alle Olimpiadi seguenti non sono costanti e subentrano anche dei problemi finanziari che complicano la carriera universitaria. Nulla sembra andare per il verso giusto e la ragazza, il 26 gennaio 2018, è quindi decisa a farla finita. Sale su un viadotto di un’autostrada con la decisione di suicidarsi ma in un momento di lucidità o di intervento divino, compie un gesto che le salverà la vita. Scrive un messaggio a una psicoterapeuta dell’Università per chiedere aiuto, rinunciando così all’atto estremo.
Lotta contro la depressione che stava diventando la sua compagna quotidiana e ricomincia a vivere.
Raven riprende in mano la sua vita, gli allenamenti tornano ad essere produttivi e la serenità inizia a far intravedere qualche raggio di sole nell’oscurità dei disturbi della psiche. Così l’atleta, mossa da questa lenta ma costante risalita, si dichiara anche pubblicamente lesbica.
Ai Giochi di Tokyo 2020 torna sul podio vincendo un argento e durante la cerimonia di premiazione alza le braccia formando una X in segno di solidarietà al movimento LGBT e agli oppressi mentre a Parigi 2024, purtroppo, solo un undicesimo posto. Il suo peso, quello che portava dentro però, lo ha veramente lanciato, lontano, lontanissimo da lei e questa è la più bella vittoria non di un’atleta ma di una persona.
Ah, perché in tutto questo indossa maschere nelle proprie competizioni? Perché con una copertura in viso vinse l'argento a Tokyo 2020, in pieno Covid, da lì, dice la stessa Saunders, è un gesto portafortuna oltre che attrattivo per i messaggi sociali di cui vuole farsi portavoce.
Daniele Piersanti